hovogliadelletuelabbra
Schiarii la voce. L’intera classe si voltò verso di me.
«Khalil Jibran disse ‘l’oblio è una forma di libertà’. Se si potesse ottenere la libertà attraverso l’oblio quanti di noi accetterebbero?
Gli esseri umani vivono sopportando il peso del passato e dei ricordi, come un macigno che affonda il cuore, che trascina giù, che fa sprofondare. Spesso è il carico di dolore che li accompagna che li rende insopportabili, ma io vi chiedo: non è forse ciò che abbiamo vissuto che determina ciò che siamo?»
«Intendi dire che le esperienze ci allontanano inesorabilmente da noi stessi?» domandò Mark.
«Esattamente. Se ti cancellassero la memoria continueresti ad essere la stessa persona che sei ora? Privandoti di reminiscenza quale sarebbe il tuo vero io? La visione della vita, di tutto ciò che conosciamo, cambierebbe in un istante; i comportamenti, i pensieri… Cosa saremmo senza l’amore dato e quello ricevuto? Senza il dolore subito, senza la gioia provata?»
Cadde il gelo in aula. Il silenzio era assordante e fastidioso.
Mi guardai intorno.
Facce attonite, respiri in bilico.
Nessuno voleva fermarsi ad immaginare, nessuno aveva il coraggio di proferire parola.
«Il passato non tornerà e nemmeno noi» proseguii. «Nietzsche scrisse che il nostro futuro dipende dal fatto che si sappia tanto bene dimenticare al tempo giusto, quanto ricordare al tempo giusto. Che abbiamo bisogno di luce ma anche di oscurità. Che abbiamo bisogno di coraggio. Forse è questa la libertà.»
Manuela G. (via rivoluzionaria)

-

(via unaguerradacombattere)